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   JAZZ BLOG Riduci
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Da 1455845@aruba.it il 14/09/2007 2.54

Serena mi chiede se ci sono testi teatrali basati sul jazz... l'unico che ricordo bene è "The Connection" di Jack Gelber... una sorta di "Aspettando Godot" paradossale dove un gruppo di drogati, fra cui musicisti jazz che ovviamente suonano spesso, aspettano il portatore di eroina... ci sono numerose novelle che sono diventate dei films e che potrebbero essere adattate per il teatro: "The Man With The Horn" di Dorothy Parker, "L'uomo dal braccio d'oro" di Nelson Algren (l'amante americano di Simone Beauvoir...)... si potrebbero portare sulla scena molti copioni cinematografici: "Paris Blues", 'Round Midnight di Tavernier, ovviamente "New York, New York", "Too Late Blues" di Cassavetes, "Mo' Better Blues" di Spike Lee... le biografie non mi piacciono e le tralascio... conto di tornare sull'argomento...

Da 1455845@aruba.it il 08/09/2007 11.43

per scrivere analisi e critica musicale, soprattutto contemporanea, bisogna avere sviluppato un orecchio armonico... cioè la capacità di sentire tutto ciò che succede a livello armonico... pertanto i vari claudio sessa, vincenzo martorella e così via, dovrebbero capire che non hanno la preparazione musicale per definirsi critici o studiosi... al massimo cronisti...tenendo presente che il novanta per cento dei diplomati in musica non matura un orecchio armonico, che viene riservato solo agli studenti di composizione...(e lo scrivente trova la cosa deprecabile...) cercherò di essere esplicito... prendiamo ad esempio un cantante jazz: 1) affronta delle melodie che presentano una serie continua di intervalli e modulazioni, cioè cambi di tonalità, a volte difficili... (l'opposto sono le notine ribattute decine di volte dei vasco rossi o lucio battisti...) 2) l'armonie di base sono accordi di cinque o sei note e spesso la nota lunga da tenere è fuori accordo... (non siamo nel mondo delle triadi di dalla o ramazzotti...) 3) il testo è molto vicino alla poesia pura o, comunque, vuole un autentico impegno di interpretazione... (non sono da festival di sanremo...) 4) il cantante jazz non può esimersi di avere una veste internazionale e pertanto deve confrontarsi con più lingue... Anche dei cantanti veri come bocelli o massimo ranieri soffrirebbero in un contesto jazz autentico...dove dovrebbero affrontare "Turn Out The Stars" di Bill Evans o "Ask Me Now" di Thelonious Monk... Concludendo chi non è capace di capire tutto questo, come sessa o martorella, è meglio che si occupi di cristicchi... perchè questo è tutto ciò che gli permette la sua preparazione...meglio, la sua impreparazione...