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   JAZZ BLOG Riduci
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Da 1455845@aruba.it il 26/11/2007 7.00

mi sembra inutile parlare male dei musicisti. Per fare capire l'estraneità dei musicisti al tessuto sociale italiano, cioè la loro emarginazione, un compositore di musica contemporanea, se ben ricordo... Franco Donatoni, si presentava al Maurizio Costanzo Show vestito da "pellirossa". Ma giovanni allevi è troppo visibile e risibile per non spenderci qualche parola. Imita il primo Keith Jarrett, quello degli anni '70, con un centoventottesimo di tecnica strumentale e conoscenza musicale. Insomma ancora meno di quanto facessero i pianisti della "new age". allevi si presenta come uno scemo e si vanta di scrivere, notina per notina, le sue sonatine per principianti. Sembra che dietro ci siano jovannotti, il vaticano e comunione e liberazione al completo. Non so quanto sia vero, ma basta questo per costruire una tale "bufala"? Non è forse determinante che in italia pochi hanno una educazione musicale e che quasi tutti si rifiutano di riconoscere che la musica è una cultura, un sapere?

Da 1455845@aruba.it il 22/11/2007 15.51

chi scrive di jazz sulle riviste italiane, ha una approssimata conoscenza storica e di solito se ne vanta... l'ultima scemenza che ho letto riguarda gli standards di origine italiana... il nostro afferma che l'unico è "Estate" di Bruno Martino... l'autore lo aggiunge lo scrivente: dubito che l'apprendista giornalista in questione, sappia chi l'ha composta... in realtà, ci sono numerose canzoni del repertorio jazz composte da italo-americani come Peter De Rose, Harry Warren (Salvatore Guaragna), Henry Mancini ed altri... ma anche restando solo a brani composti in italia, va notato che da Jelly Roll Morton che provò ad usare il 'Miserere' di Verdi, sono numerosi i brani assorbiti dagli statunitensi, ancora più numerosi se consideriamo anche l'america latina. Lo standard nasce spesso in maniera curiosa, ad esempio, "just a gigolò" è una canzone italiana degli anni trenta, ma il successo è dovuto al testo tedesco che gli anglo-americani hanno tradotto alla lettera. Thelonious Monk ha amato molto questa canzoncina e si capisce che improvvisa proprio sul testo. Il cinema è la sorgente più ricca da dove nascono queste celebri canzoni. 'More' di Riz Ortolani era un canto di nozze dal film "Mondo Cane", così come la bella "Autumn In Rome" era dal film 'Stazione Termini' di Vittorio De Sica. Mentre "I Want To Be Wanted" composta dallo sfortunato Pino Spotti ( autore anche di "Le Tue Mani"), deve il suo successo all'eccellente testo americano. "Softly As I leave You" di Tony De Vita, in italiano s'intitola "Piano" e non le ha reso giustizia una Mina un pò acerba e piagnucolosa.... a seguire...

Da 1455845@aruba.it il 12/11/2007 16.34

un giorno mi chiamò il proprietario di un noto jazz club, giampiero rubei, e mi disse che volevano un pianista jazz al "bar della pace", vicino piazza navona, per un happening organizzato da achille bonito oliva. Mi precipitai con tutte le mie raccolte di brani ed arrivai con notevole anticipo. Nel bar non c'era nessuno e pertanto entrai nel retro dove trovai una bella ragazza completamente nuda. Arretrai, scusandomi, imbarazzato e dissi che mi avevano detto che il locale cercava un pianista. Lei mi urlò - ormai ero rientrato nel bar - che lei era la cantante: stava giusto aspettando che arrivasse il vestito. Da dietro la porta, le chiesi che canzoni voleva cantare. Rispose: "Me, Myself and I" e "My Mother's Eyes". Le avevo sentite qualche volta da Billie Holiday e da Jimmy Rowles che amava cantare anche se, più che una voce, aveva un sospiro. Non avendo la trascrizione dei brani, pensai di provare a ricordare qualcosa al pianoforte. Poi, aggiunsi mentalmente, lei mi canta la melodia e qualcosa riuscirò a mettere su. Alzai il coperchio del verticale appoggiato al muro e vidi che la tastiera contava pochi tasti e non produceva alcun suono. Mi riavvicinai alla porta del retro e chiesi speranzoso se il pianoforte arrivasse più tardi. La ragazza rispose che credeva che il pianoforte era quello del bar. Ribattei che non suonava e lei di rimando:"...ah, questi pianisti...". Attesi l'arrivo di qualcuno, sperando che la ragazza non fosse informata. Arrivò il proprietario che mi confermò che il pianoforte era quello del locale. Nel frattempo era arrivato il "vestito": due stelline per i capezzoli ed una stella un pò più grande per il pube. Presi i miei libri e me ne andai. Rubei mi fece sapere che gli avevano telefonato chiedendogli che razza di pianista aveva mandato...