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Da 1455845@aruba.it il 30/04/2008 1.35

una allieva mi ha scritto che, alla fine di un lavoro commerciale, si sente intimorita pensando al proprio futuro. Posso capirlo perfettamente: il musicista jazz, in italia. lavora solo se ha dietro un plutocrate, un politico o un esponente del clero. Tutti gli altri, circa il novanta per cento, devono offrire la loro abilità strumentale nel campo della musica commerciale oppure dedicarsi all'insegnamento. L'imperativo è sempre lo stesso: 'conosci te stesso'. Può darsi che fare il galoppino ad un politico, un plutocrate o un vescovo, ti sia congeniale. Così come è possibile che stai bene e ti diverti a suonare con gli esponenti della canzone commerciale e che, invece, trovi frustrante l'insegnamento. Bisogna capire cosa è giusto per sè stessi. Conosco tanti musicisti che fanno altri lavori, per avere la libertà di suonare solo ciò che piace a loro. Altri hanno fatto scelte diverse. Escludendo i raccomandati, dei quali ho già detto, le migliori carriere le ho viste fare a chi ha saputo giostrarsi fra il jazz, la classica, la musica commerciale e l'insegnamento. Ma più del talento, la preparazione e la versatilità, conta la capacità di allacciare e mantenere il rapporto con chi può dare lavoro. 

Da 1455845@aruba.it il 04/04/2008 8.52

la prima contaminazione della storia del jazz è stata l'orchestra, che è antitetica al pensiero del musicista jazz. Questi vuole essere considerato un concertista - compositore - improvvisatore, mentre l'orchestra ha bisogno di strumentisti ubbidienti ed allineati, ovvero degli orchestrali. Quando John Coltrane accetta di suonare con Earl Bostic, lo fa per guadagnare qualche soldo, non certo per esprimersi. Ed anche se si chiama John Coltrane, nel momento che fa l'orchestrale, è uno strumentista e non un musicista jazz. Molti musicisti jazz per garantirsi un futuro, ed una pensione, hanno accettato di fare parte di una orchestra, come quella della rai . Spesso hanno smesso di suonare jazz, altre volte hanno resistito, ma il loro unico obiettivo era di passare una serata diversa, imitacchiando qualche incisione particolarmente gradita. Il jazz autentico vuole tutti comprimari e questo è possibile dal solo fino al sestetto. Dal solo pianoforte di Jerry Roll Morton a quello di Keith Jarrett, dal sestetto di New Orleans a quello di Benny Goodman, da quello di 'Kind Of Blue' ai sestetti di oggi ed ovviamente in mezzo ci sono il duo, il trio, il quartetto ed il quintetto.        L'orchestra è, e rimane, una contaminazione amata dai plutocrati, politici e cardinali, per ovvie ragioni.