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   Le canzoni di Natale Riduci

Scrivere canzoni di Natale è un impegno per qualsiasi compositore di lingua inglese. In Italia, Natale è una festa strettamente religiosa, mentre nel mondo anglo-internazionale si cerca di celebrare quella atmosfera che vuole “il mondo innamorato”.

E ciò significa che i regali non sono un mezzo per sollevare l’economia; ma che, sia pure per qualche ora, gli affetti sono la cosa più importante.
Un film, tratto da un romanzo di Nick Hornby, racconta di un ragazzo che viveva con i proventi di una canzoncina di Natale composta dal padre. Ed il ragazzo, interpretato da Hugh Grant, mostrava la sua “stanchezza” a risentire la canzoncina di sua proprietà.
L’unica canzone italiana non religiosa che ricorda lo scrivente, è “Mò vene Natale” di Renato Carosone. “Adesso viene Natale/ non ho denari/ leggo il giornale/ e vado a dormire.” E’ certo un ritratto duro del Paese nell’immediato dopoguerra.

Per proseguire nel viaggio fra i testi delle canzoni di Natale, è comodo esaminare il cd “Christmas” di questo formidabile divulgatore che è Michael Bublè.
Si tratta di una incisione che cita un secolo di jazz e dintorni e riporta due secoli di canzoni da Franz Schubert a Mariah Carey.

Il primo titolo è di Meredith Wilson, un compositore classico che ogni tanto prendeva una vacanza e componeva un ‘musical’ o una canzone. “It’s Beginning To Look Like Christmas” è una canzone ‘smart’ che descrive il progressivo allestimento di Natale delle città. Un verso divertente è quello che riguarda i genitori che, dopo la festa, attendono con impazienza la riapertura delle scuole…
Nell’orchestrazione, va notato il passaggio alla ‘George Shearing Quintet’.

“Santa Claus Is Coming To Town” (1932) di Fred Coots  è un veicolo swing e l’orchestrazione riporta il suono di Count Basie con la scrittura di Quincy Jones. Il testo è una una esortazione ai bimbi di stare buoni per essere premiati da Babbo Natale.

“Jingle Bells” (1857) è stata composta da un reverendo ed è interessante che un religioso sia stato il primo a vedere il Natale come una festa dell’inverno. Questa canzone è la prima che invita a vedere questa stagione con piacere. “A Marshmallow World” di Peter De Rose e “Winter Wonderland”, questa ultima presente nella raccolta di Bublè, sono sullo stesso tema.
“Jingle Bells”
è cantata da Bublè con le Puppini Sisters che riportano gli stilemi delle Boswell Sisters, Andrews Sisters ed il trio Lescano. In realtà, le Puppini non sono sorelle e Marcella Puppini è italiana. Questo trio è nato a Londra e le altre due sono britanniche.

Il titolo che segue è “White Christmas”(1942). La fama di questa canzone di Irving Berlin, ebreo siberiano, è giustificata. Una canzone perfetta amplificata dalla tragedia di una guerra che sembrava totale e che lasciava poche speranze ad un Natale di pace.
Bublè cerca di farne una canzone divertente insieme a sette neri, ‘Naturally 7’, che cantano in contrappunto e la connazionale Shania Twain, specialista “country”,  che incuriosisce per il suo registro proprio sul passaggio alla voce di testa.

“All I Want For Christmas Is You” è di Mariah Carey. Il titolo dice tutto; appartiene al filone delle canzoni che dicono di non potere gioire della Festa, se manca il proprio amore.
Mariah Carey è brava sia come cantante che come compositrice, ma carica il suo ‘Pop’ in maniera eccessiva. Bublè la semplifica in un brano di easy jazz con sentimento.

“A Holly Jolly Christmas” è di Johnny Marks, un compositore e paroliere specializzato in canzoni di Natale. Questa canzone era cantata da Burl Ives, quindi destinata al mercato ‘country’. Bublè la legge senza fronzoli ed un ottimo chitarrista fa il resto.
Il testo sottolinea: ‘It’s the best time of the year.”

“Santa Baby” era un cavallo di battaglia di Eartha Kitt, una cantante-attrice che faceva di ogni canzone un numero di teatro.
Il testo ironizza sul consumismo che muove il Natale. La Kitt dall’ironia arriva al sarcasmo; Bublè si ferma al divertimento di elencare un patrimonio da plutocrate che vorrebbe da Babbo Natale. E’ una jazz song e si sente.

Il titolo che segue, “Have Yourself A Merry Little Christmas”, è una delle vette di questo tipo di canzone. Composta da Ralph Blane per un film di Judy Garland del 1944, porta i suoi 67 anni perfettamente.
Il testo sottolinea l’immenso patrimonio dei propri affetti, della gente insieme alla quale condurrai la tua vita.
Segnalo la peggiore versione: quella dei Coldplay, dove si dimostra che questo gruppo non sa né suonare, né cantare. Amen.

“Christmas” è una composizione di Phil Sector. Il testo è simile a “Blue Christmas”, ma musicalmente siamo in pieno soul-funk eccetera, caro agli anni settanta. La portò al successo Darlene Love e fu ripresa da Mariah Carey.
E’ vincente il ‘riff’ di due note fatto con la parola Christmas. Nella versione di Cher, le due note rimangono sempre le stesse, ma è preferibile la versione più comune che le muove sull’accordo.

Cosa dire di “Silent Night” di Franz Gruber, Austria 1818?
Niente… è perfetta, comunque la si proponga. 

La versione di “Blue Christmas”, resa celebre da Elvis Presley, dimostra che Bublè ha dietro uno dei migliori direttori musicali del mondo, cioè David Foster.
Il brano viene proposto da una banda marciante di New Orleans ed alla fine si aggiunge un coro gospel.
Voto: 10 alla produzione e 10 al cantante, la ‘lode’ la diamo al ‘budget’…
I versi che rendono famosa questa canzone:
“Decorations of red / on a green christmas tree /
won’t mean a thing / if you’re not here with me /.

Segue una composizione dello stesso Bublè in collaborazione con il suo pianista. "Cold December Night" è buona per i ragazzi.

“I’ll Be Home For Christmas” è di Buck Ram, sassofonista, compositore ed orchestratore per Glenn Miller nel 1943, quando la canzone fu composta. Buck Ram, poi, fu l’organizzatore, direttore e compositore dei Platters.
La canzone parla dei soldati in guerra che sognano di essere a casa per Natale.

 “Ave Maria” è di Franz Schubert, il più grande compositore di canzoni di tutti i tempi. Cosa dire di una melodia che vanta due secoli di interpretazioni? Niente, ma sono grato a Bublè di non avere tentato di fare il cantante classico e di avere mantenuto il testo in latino.

 Le due canzoni seguenti sono in spagnolo: “Mis Deseos” e “Feliz Navidad”, questa ultima di Josè Feliciano.
Bublè è affiancato dalla nuova moglie di Tommy Mottola. Thalia è coetanea di Mariah Carey, quindi non è stato un cambio per ringiovanirsi. Sarà stato un cambio stilistico?
A parte le battute di infimo grado, Thalia è un animale da palco notevole, i due fanno un grande ‘numero’.
“Feliz Navidad, prospero ano y felicitad”.

Segue “Winter Wonderland”(1934) che riprende il tema che l’inverno è una stagione da vivere lietamente. Qualcuno suggerisce che è il credo della chiesa unitaria contrapposto a quello del puritanesimo.
Si tratta di una grande canzone lanciata dall’orchestra di Guy Lombardo.

“Frosty, The Snowman” (1950) è un brano jazz dove ritornano le Puppini Sisters. Il testo è per bambini, ma lo swing è contagioso.

Infine, “Silver Bells” (1950) scritta dalla nota coppia Livingston-Evans per un film di Bob Hope. Anche questa canzone descrive l’allestimento di una città nell’attendere il Natale. Michael Bublè la canta insieme ai Naturally 7 ed è un’altra grande versione.

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“Let It Snow” è una canzone sull’inverno, il filone partito a metà dell’ottocento con “Jingle Bells”. La ricetta dei due ebrei Cahn e Styne, ovvero Cohen e Stein, è di fare all’amore mentre nevica. E se si è fatto sesso con intensità e sentimento, si può anche affrontare la tormenta. Sintetizzando, se stiamo bene insieme, lascia pure che nevichi… “Let It Snow” è un jazz standard del 1945.
Cahn
ha scritto due canzoni di Natale che riportano il suo amore per il jazz. “ Christmas Waltz”, scritta ancora insieme a Styne, contiene il verso citato all’inizio: “It’s the time of year / when the world falls in love”.  L’altra “Christmas Blues”  racconta la tristezza di essere solo e ciò riduce la Festa ad un gioco per bambini che non ti riguarda.
Questo titolo è molto comune, ma nessuna altra canzone è al livello di quella di Cahn.

La canzone jazz di Natale strutturalmente più interessante è “The Christmas Song” scritta dal grande Mel Tormè per un altro grande: Nat King Cole, che la rese celebre.
Sintetizzando, il testo sembra dire che non importa quanti Natali hai sulle spalle, è sempre la Festa più importante perché è di tutti.
Non sottovaluterei le versioni strumentali: c’è una versione su You Tube del giovane vibrafonista Stefon Harris veramente notevole.

David Foster è forse il più grande direttore musicale e ‘producer’ del momento, anche Mina l’ha chiamato a lavorare per lei. I suoi “cavalli” preferiti sono i connazionali Michael Bublè e Celine Dion, ma lavora anche per Andrea Bocelli, Nathalie Cole ed altri.
Foster ha fatto una canzone di Natale che ha intitolato: “Grown Up Christmas List”, cioè, “letterina di Natale di un adulto”.
Non tutto ha funzionato bene,  la lista è ovvia: la pace nel mondo… l’onestà, la giustizia, la solidarietà e così via.
Un così alto obiettivo meritava una ispirazione più completa. L’inizio, quando l’ex-bambino si presenta, è la parte migliore.
Michael Bublè la canta benissimo, ma forse incuriosisce di più la versione dello stesso Foster, giovane e ‘capellone’, in duetto con Nathalie Cole.

Tornando a Johnny Marks e le sue canzoni, vengono in mente due considerazioni. La prima è che Johnny è un ebreo e che Marks sia l’anglicizzazione di Marx, ma potrebbe essere una illazione, mentre la sua fortunata “Rudolph, the red nosed reindeer” ci ricorda che spesso si è raccontata una storia facendo parlare un personaggio inesistente o ininfluente.
Ovviamente i bambini ne sono felici.

Si può supporre che la prima canzone rock di Natale è stata “Jingle Bells Rock” cantata da Bill Haley, che vanta anche una pallida versione italiana di Johnny Dorelli. Poi sono diventate centinaia.
Di Bob Dylan, mi piace la sua esortazione a non guardare la televisione o le riviste e di portare la propria solidarietà dove c’è bisogno.

Il suggerimento di affrontare l’inverno facendo l’amore, ha  la sua vetta nel duetto scritto da Frank Loesser nel 1944, “Baby, It’s Cold Outside”.
Si tratta di un spassoso dialogo fra un uomo ed una donna che devono decidere di stare insieme perché “fa freddo fuori”.
La donna finge una resistenza che non c’è. Coppie celebri: Louis Armstrong/ Velma Middleton, Sammy Davis/Carmen McRae, Ray Charles/Betty Carter, Bing Crosby/ Doris Day, Louis Jordan/Ella Fitzgerald, Willie Nelson/ Norah Jones, Dean Martin/ Andrews Sisters, Rod Stewart/Dolly Parton, Michael Bublè/Annie Murray, Tom Jones/ Cerys Matthews,  eccetera, eccetera.
Ma la versione più divertente era del trio Montgomery, Plant che eseguiva la parte del richiedente con le due voci femminili armonizzate, mentre il maschio cercava scuse dicendo che il  padre, la mamma e la sorella si sarebbero preoccupati…..