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   2019 la scena attuale Riduci

La scena attuale del vibrafono jazz registra la perdita di alcune delle figure più note di questo strumento: Dave Pike e Bobby Hutcherson nel 2016 e Dave Samuels nel 2019.
Inoltre, c’è l’abbandono dell’esibizioni pubbliche da parte di Gary Burton, cioè da parte del più famoso vibrafonista jazz dopo Lionel Hampton.
Burton ha usato il suo solito tono che ha sempre suscitato polemiche o discussioni. Dicendo che non ha mai compreso perché dei musicisti continuavano a esibirsi anche se la vecchiaia
Impediva loro di mantenere il livello, per cui erano conosciuti.
Mi permetto di obiettare che questo è un punto di vista tipico dell’interprete classico, ma che non sembra giusto riportarlo nel Jazz.
Il jazz è la musica d’arte che accetta Django con solo tre dita sulla tastiera della chitarra, Horace Parlan al pianoforte con la mano destra paralizzata che può eseguire solo le ottave, Bill Ware che può suonare il vibrafono solo seduto – e con pedali speciali – per
problemi alla spina dorsale e così via. Questo perché l’improvvisatore jazz è un compositore e pertanto è lui stesso a decidere l’impegno fisico che serve per la sua musica.
Oscar Peterson fece un  concerto in Italia dove, a causa dell’artrite, non poteva utilizzare la mano sinistra.
Peterson suonava con il suo quartetto europeo che elencava Martin Drew alla batteria, Nils Pedersen al contrabbasso ed un perfetto chitarrista scandinavo.
Il concerto era ricco e brillante come al solito.
Alcune volte, è vero, l’età avanzata del musicista impedisce un ascolto soddisfacente e, magari, viene in mente che il soggetto avrebbe dovuto circondarsi di sangue giovane, per potere offrire qualcosa di più godibile.
Ma resta il punto che l’improvvisatore jazz è come un pittore o uno scrittore: la vecchiaia diventa caratteristica dell’invenzione.
Detto questo, credo che Gary Burton qualche altra gemma la tirerà fuori, facendoci meravigliare sulla sua longevità.
Attualmente la scena incorona Stefon Harris e vede una promessa in Joel Ross.
Stefon Harris si presenta con vibrafono e marimba, alterna l’uso di quattro battenti a quello di due e lascia un grosso spazio ai componenti del suo gruppo.
Ancora, spesso ogni solista è lasciato solo, in modo che possa fare tutto quello che gli pare.
Credo che il tutto nasce da una mancanza di capacità di creare un ‘tema’, di solito è solo un pretesto strutturalmente molto modesto.
Va sottolineato che Stefon Harris ha evidenti doti di intrattenitore e ciò, in questo momento, è una grande dote.
Il suo più grande rivale è sicuramente Warren Wolf, che lo stesso Harris ha presentato al grosso pubblico.
I due sono divisi da pochi anni, ma Harris è apparso sulla scena  molto giovane.
Wolf suona soprattutto jazz standards. Anche lui alterna due battenti a quattro battenti, ma sembra suonare con quattro battenti ciò che è preparato e scegliere due battenti per improvvisare.
L’improvvisazione di Wolf è torrenziale sia per la velocità che per la potenza con la quale percuote i tasti.
Si tratta sicuramente di un musicista di primo rango, ma qualche perplessità la suscita il suo desiderio di suonare tutte le note possibili in ogni assolo.
Christian Tamburr, di chiare origini italiane, cioè Cristiano Tamburri, è un improvvisatore più selettivo ed anche un compositore più convincente.
Tamburr ha una doppia vita, perché suona anche il pianoforte in contesti più legati alla grande canzone internazionale.
Joel Ross sembra troppo giovane per qualsiasi tipo di analisi.
Joe Doubleday fa della duttilità la sua arma vincente: è capace di suonare in contesti di puro swing i brani legati a Lionel Hampton. così come afferrare quattro battenti ed esibirsi in contesti più
contemporanei.
Tony Miceli è un percussionista classico che ha deciso di dare più spazio possibile al suo amore per il vibrafono jazz. Fra i suoi numerosi duetti che sono su You Tube, vanno notati quelli con Behn Gillece. Quest’ultimo afferra quattro battenti secondo gli stilemi dell’asse Gary Burton- Dave Friedman, ma il suo fraseggio riporta molti disegni del bebop storico.
Gillece è originale: vale la pena seguirlo.
Christos Rafalides è un greco, cioè un europeo, che ha seguito la strada più semplice per farsi notare: si è trasferito a New York….
Rafalides è bravo e duttile: fa venire in mente  Joe Locke cioè uno dei più ammirati nella scena attuale. Locke ha fatto sempre sfoggio di una grande versatilità.
Jason Marsalis ha cominciato suonando la batteria con i suoi celebri fratelli, poi si è concentrato sul vibrafono.
Jason è differente, perché si pone sul vibrafono come un batterista, cioè fa sulla tastiera le divisioni che farebbe alla batteria e mostra un evidente desiderio di realizzare una bella orgia di percussioni dove si mescola tutta la storia del jazz, dal New Orleans al free…..
Vediamo se tiene duro… o ritorna alla batteria….
Un altro Jason fa di cognome Adasiewicz, ovviamente, con un cognome così, non può che fare  free arrabbiato…..
Fra un mare di altri nomi, vorrei  dire che Steve Nelson sembra avere raggiunto quel riconoscimento che meritava. Mentre Mark Sherman ha firmato un disco in duo con il pianista Kenny Barron semplicemente eccellente.
Kenny Barron è il pianista che tutti vorrebbero avere al fianco, non solo i vibrafonisti…..
Altri nomi nuovi o quasi: il paesano Nick Mancini, Rust Burge,
Peter Schlamb, le ragazze Lolly Allen e Sasha Berliner, Tim Collins, Tyler Blanton, il ‘latino’ Steve Pouchie, eccetera, eccetera…
Il vibrafono negli Stati Uniti è apprezzato a sufficienza e la sua storia prosegue.
Varrà la pena guardare nelle altre parti del mondo. A risentirci…
 
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