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     Riduci

Discutiamo
di cantanti

Il profilo di alcuni cantanti jazz o avvicinabili al jazz


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02.jpgMichael Bublé & Bobby Darin
Bob Dorough & Jackie Paris
Al Jarreau e George Benson
Harry Connick & John Pizzarelli
Bobby McFerrin & Kurt Elling
Mose Allison & Ben Sidran
Scatman John & Giacomo Gates
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Jimmy Scott & Kevin Mahogany
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John Scatman & Giacomo Gates
La coppia scelta per questi profili si somiglia soprattutto fisicamente, ma stilisticamente si tocca soprattutto nell’uso dello ‘scat’, con il quale John Larkin, ovvero ‘Scatman John’, fece un successo impensabile per un cantante di jazz.

Nel 1994, una casa  discografica danese ebbe l’idea di sovrapporre un artista dello “scat”, ovvero dell’improvvisazione vocale con sillabe senza senso, ad una base “rap” o, se volete, “hip hop”. Insomma, un brano commerciale, per ballare, ma con sopra una improvvisazione vocale da virtuoso. Risultato: otto milioni di cd’s venduti.
Così John Larkin godette di un successo planetario. Dopo decenni di vita di cantante e pianista passati senza clamore intorno al globo, partendo dalla nativa Los Angeles. Morì di cancro cinque anni dopo, oggi avrebbe 65 anni.
La vedova ha voluto pubblicare postumo un cd che riassumesse la sua capacità pianistica e vocale. Larkin parte, come tutti i cantanti pianisti, da Fats Waller e Nat King Cole, ma sta sul tempo in maniera estremamente duttile: da Erroll Garner a Red Garland, da Oscar Peterson ad Herbie Hancock. Il suo suono pianistico è pieno ed agressivo come il suo “scat” che è veramente fuori dal comune.
A chi gli chiedeva come aveva imparato ad improvvisare vocalmente con tale fluidità e precisione, John Larkin rispondeva che da bambino era balbuziente e lo “scat” gli era balenato come il mezzo più idoneo per esprimersi.

Giacomo Gates non può vantare 18 dischi di platino come Larkin, né il suo corposo pianismo. Ma la voce di Gates è chiaramente più curata ed elegante. Egli predilige il ‘vocalese’, cioè le canzoni basate sugli assoli dei vari strumentisti con liriche di Eddie Jefferson, a cui ha dedicato una sua incisione, Jon Hendricks o anche sue proprie.
Il suo nome proprio fa pensare a radici italiane, in Italia è venuto nel 2004, ma non lo ha notato nessuno o meglio, solo gli “happy few”…
Gates stilisticamente fa del bebop puro ed è evidente la sua attenzione ad usare tutti gli stilemi possibili: il blues, lo swing, lo scat, il vocalese, la ballad. Senza dimenticare di imitare vari strumenti: il trombone, il contrabbasso, la batteria.
Giacomo Gates ha spesso lavorato con i più grandi esponenti del jazz vocale ed insegna detta materia in varie situazioni.

 
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